Quando progetto un sito, la prima domanda che mi faccio è sempre la stessa: cosa deve fare la persona che arriva? Tutto quello che si mette in mezzo lo tolgo o lo semplifico, e quasi sempre funziona.
Con il sito della psicologa Elisa Tiberto ho dovuto rivedere questo metodo, perché chi cerca aiuto psicologico non si comporta come chi sta scegliendo un paio di scarpe.
Ti racconto com’è andata, partendo dalle cose che abbiamo scelto di non mettere, passando per le parole e le immagini, fino ad arrivare ai pulsanti, che in questo progetto dicono una cosa molto diversa da quella che siamo abituati a pensare.
Cosa trovi nell’articolo
Pressione? No grazie!
Quando si tratta di realizzare un sito per psicologi ci sono alcune riflessioni molto importanti da fare per ottenere il risultato desiderato senza snaturare il professionista (e la professione!) perché quasi tutto quello che funziona su un sito qualsiasi, su un sito per chi cerca aiuto psicologico funziona al contrario… o quasi!
Un esempio? I pulsanti! In un sito normale i pulsanti devono farsi notare, avere una cta “forte”, magari ripetersi in più punti della pagina così che nessuno possa dire di non averlo visto.
Ora immagina una persona che da mesi pensa di rivolgersi a qualcuno, che non sa bene come si sceglie uno psicologo, che apre il sito di una professionista quasi di nascosto e che ha già mezza voglia di chiudere la scheda. Un pulsante che urla “PRENOTA ORA!!!” a quella persona non dice “ti aspetto”, ma trasmette urgenza, irrequietezza, potremmo addirittura dire “ansia”.
E posso dirti con certezza che il risultato della pressione, in questi casi, è esattamente l’opposto di quello che si vuole.
La fiducia non si costruisce con le promesse
È inutile girarci intorno, quando un sito deve vendere qualcosa, il lavoro è quasi sempre “convincere” l’utente… elencare i vantaggi, rassicurare sui prezzi, creare un minimo di urgenza.
Con un servizio delicato questo meccanismo si inceppa, perché la persona non sta valutando un prodotto, sta decidendo se affidare a qualcuno una parte fragile della propria vita, e le promesse (soprattutto quelle grosse / importanti) in quel contesto suonano sospette…
Personalmente, questa cosa mi manda un po’ fuori giri ogni volta che vedo siti di professionisti della salute costruiti come landing page di un corso di marketing 🥶.
La home di Elisa si apre infatti con una frase che mi piace molto:
“Dove c’è dialogo, c’è possibilità di cambiamento”

Mi piace perché non promette risultati e non indica tempi, parla di possibilità, e subito dopo aggiunge che la strada si fa insieme: “Le parole aprono strade e insieme possiamo riscrivere la tua storia.”
Il resto della pagina resta su questo registro, tra “approccio dinamico e collaborativo” e “spazi in cui poter sostare, analizzare, prendere consapevolezza”, e il lessico è quello di una persona che parla a un’altra persona, non di un professionista che si presenta!
Sono parole che su un sito di idraulica sarebbero fuori posto, ma qui fanno il lavoro che altrove fa una garanzia soddisfatti o rimborsati.

Togliere, più che aggiungere
In generale, sui siti per professionisti della salute (specialmente gli psicologi) bisogna prestare molta attenzione nel decidere cosa NON mettere.
Meno elementi che chiedono qualcosa al lettore, meno badge, meno blocchi di “perché scegliermi” e invece molto spazio bianco, titoli che si leggono senza fatica e un percorso chiaro per chi vuole sapere chi è la persona dall’altra parte prima di scriverle.
La CTA c’è ovviamente, perché un sito che non porta mai a un contatto non serve a nessuno, ma è formulata come un invito e non come un ordine: “Come ti aiuto” per chi vuole capire meglio, “Iniziamo?” per chi ha già deciso.
Due toni diversi per due momenti diversi dello stesso percorso, e nessuno dei due ha fretta!
Anche le immagini parlano (e a volte sbagliano!)
Un capitolo a parte meritano le fotografie. Con Elisa abbiamo ragionato a lungo sulle immagini da associare ai temi di cui si occupa, e lì il rischio di cadere nel cliché è altissimo, ad esempio la classica foto stock della persona triste con la testa tra le mani 😜.
Per questo abbiamo cercato immagini simboliche che coprissero tutte le sue aree di lavoro:

Il ragionamento è semplice: per ogni area di cui Elisa si occupa ha la sua immagine simbolica, scelta per suggerire il tema senza sbatterlo in faccia: una montagna per le scelte difficili e le incertezze sul futuro, delle orme sulla sabbia per l’identità e il senso di sé, un filo aggrovigliato per le relazioni interpersonali, un’onda dell’oceano per ansia, stress e difficoltà emotive, una strada con gli alberi ai lati per orientamento e progettualità, il cielo con le nuvole per gli eventi inaspettati…

Chi arriva può riconoscere la propria situazione ancora prima di leggere il testo, ed è un modo di dire “ti capisco” senza trasformare la pagina in un elenco di problemi.
Conclusione
Quello che posso dire con certezza è che il lavoro su un sito di questo tipo ha poco a che vedere con “farlo convertire di più” nel senso classico e molto con il farlo sembrare, già al primo sguardo, il posto in cui puoi scrivere senza sentirti giudicato, un luogo accogliente che sappia guidarti verso la scelta giusta.
Quando progetto un sito web per psicologi, parto sempre da chi sta per navigare: una persona che ha paura di sbagliare e deve decidere a chi affidarsi.
📸 Se ti va di vedere il risultato dai un’occhiata al sito di Elisa Tiberto
Mi resta una domanda che mi faccio ogni volta, e a cui non ho ancora una risposta definitiva: in un mondo dove tutto urla (promozioni a tempo comprese!), se un sito per un servizio delicato funziona meglio facendo un passo indietro, quanti altri siti (ad esempio quelli di avvocati, medici, consulenti…) farebbero bene a fare lo stesso? 🙃







