Se ogni mese, insieme al report di manutenzione ordinaria del tuo sito, trovi una sezione dedicata a Google Analytics e davanti a quei numeri pensi qualcosa tipo “Ok… ma cosa significa tutto questo?” niente paura, sei in buona compagnia 😅 infatti molto spesso i miei clienti mi chiedono come interpretare quei dati, per cui ho pensato che un articolo pottesse tornare utile!
Google Analytics è uno strumento potentissimo, ma non è esattamente famoso per la sua capacità di spiegarsi da solo… Al contrario mostra numeri, percentuali, grafici e una quantità di informazioni che (se non ti occupi di SEO o marketing digitale) possono risultare complesse.
Eppure alcuni di questi dati sono molto utili anche per chi non deve fare analisi avanzate!
Nei report che invio ai miei clienti insieme alla manutenzione ordinaria del sito, inserisco una piccola panoramica dei principali dati di Google Analytics per permettere loro di avere un’idea di come sta andando il tuo sito e di quante persone lo stanno effettivamente visualizzando.
Vediamo quindi cosa significano quei numeri e, soprattutto, come interpretarli!
Cosa trovi nell’articolo
Utenti attivi: quante persone stanno interagendo con il sito?
Il primo numero che probabilmente incontrerai è quello degli utenti attivi. In Google Analytics 4 questa metrica indica il numero di utenti che hanno interagito con il sito nel periodo considerato, secondo i criteri di coinvolgimento definiti da Analytics.
Detto in modo molto più semplice: ci dà un’indicazione di quante persone hanno effettivamente utilizzato il sito nel periodo analizzato.
È un dato utile soprattutto per avere una visione generale della portata del sito.
Se, ad esempio, in un mese vediamo 500 utenti attivi, sappiamo che il sito ha raggiunto un certo volume di persone. Se il mese successivo diventano 800, qualcosa è cambiato e (forse) possiamo andare a capire da dove è arrivato quel traffico.
Ma attenzione: non dobbiamo trasformare questo numero in una gara! Un sito che riceve 10.000 visite non è necessariamente più efficace di uno che ne riceve 500. Dipende dall’obiettivo del sito.
Per un piccolo studio professionale che cerca di ottenere qualche nuovo contatto al mese, 500 visitatori realmente interessati possono essere molto più interessanti di migliaia di visite poco pertinenti.
Nuovi utenti: quante persone stanno scoprendo il sito?
Il secondo dato è quello dei nuovi utenti.
Qui la domanda è molto semplice: quante delle persone che hanno visitato il sito lo stavano facendo per la prima volta?
Google Analytics identifica i nuovi utenti attraverso il primo accesso al sito (l’evento first_visit per un sito web). Questo dato può essere particolarmente interessante se stai facendo attività per far conoscere la tua attività: SEO, social media, campagne pubblicitarie, articoli sul blog, collaborazioni o link da altri siti.
Se aumenta il numero di nuovi utenti, significa che stai raggiungendo persone che prima non erano ancora entrate in contatto con il tuo sito. Non significa però automaticamente che queste persone diventeranno clienti.
Portare 1.000 persone nuove sul sito è interessante. Portare 100 persone nuove che stanno davvero cercando il servizio che offri può esserlo molto di più.
Visualizzazioni: quante pagine vengono consultate?
Poi troviamo le visualizzazioni (Views).
Qui il concetto è abbastanza intuitivo: indica quante volte sono state visualizzate complessivamente le pagine del sito nel periodo considerato. E no, non è la stessa cosa degli utenti…
Se io entro sul tuo sito, guardo la home, poi apro la pagina “Servizi”, leggo il tuo blog e infine torno alla home, sono una persona, ma ho generato diverse visualizzazioni, ecco perché è perfettamente normale avere, per esempio: 500 utenti → 1.500 visualizzazioni
Non significa che ci siano state 1.500 persone diverse, ma significa che le persone che hanno visitato il sito hanno visualizzato complessivamente 1.500 pagine.
Questo dato diventa ancora più interessante se lo osserviamo insieme agli altri: infatti se gli utenti aumentano e aumentano anche le visualizzazioni, potrebbe significare che il sito sta attirando più persone e che queste stanno esplorando più contenuti.
Se invece aumentano gli utenti ma le visualizzazioni rimangono quasi identiche, potrebbe valere la pena approfondire il comportamento di navigazione…
Come sempre, il numero da solo non racconta tutta la storia.
Tasso di coinvolgimento: le persone stanno davvero interagendo con il sito?
Ed eccoci a uno dei dati che spesso crea più confusione: il tasso di coinvolgimento, o engagement rate.
In GA4 indica la percentuale di sessioni che vengono considerate “coinvolte”. Una sessione viene considerata coinvolta quando dura almeno 10 secondi, oppure registra almeno un evento chiave, oppure comprende almeno due visualizzazioni di pagina o schermata.
Tradotto? Ci aiuta a capire quanto le visite al sito hanno generato un minimo di interazione significativa.
Facciamo un esempio: Immagina che 100 persone arrivano sul tuo sito.
Se il tasso di coinvolgimento è del 70%, significa che circa il 70% delle sessioni è rientrato nei criteri che Google Analytics utilizza per definire una sessione coinvolta, mon significa che il 70% delle persone abbia compilato un modulo, acquistato qualcosa o letto ogni parola della pagina.
E soprattutto non significa che il restante 30% non è servito a niente! Magari una persona ha trovato immediatamente il numero di telefono che cercava, ha impiegato pochi secondi per trovarlo e ha chiuso il sito.
Per quella persona la visita potrebbe essere stata perfettamente utile, anche se Analytics non la considera una sessione coinvolta.
Anche qui, quindi, il contesto è fondamentale.
E se nel report vedo una percentuale negativa?
Questa è probabilmente la domanda più importante, perché nei report mensili non vedrai soltanto numeri come: 564 utenti ma anche qualcosa del tipo: ▼ -41,25%

Ed è qui che può partire il panico!!! Ma è tutto ok! Respira. 😅
Quella percentuale indica la variazione rispetto al periodo di confronto precedente.
Per cui, se gli utenti sono diminuiti del 41%, significa che nel periodo analizzato il numero di utenti è stato inferiore rispetto al periodo precedente.
Non significa automaticamente che ci sia un problema con il sito.
Immagina di confrontare luglio con agosto, è molto probabile che il comportamento degli utenti sia diverso perché molte persone sono in vacanza, le aziende sono chiuse e ci son quindi meno ricerche, meno contenuti pubblicati, meno campagne… insomma, il sito non vive in una bolla isolata dal resto del mondo! Anche i social molto spesso hanno un picco negativo durante il periodo estivo.
Per questo, quando analizziamo questi dati, è molto più utile osservare l’andamento nel tempo invece di concentrarsi ossessivamente sul singolo mese: un -20% può essere irrilevante in un determinato contesto.
Un -20% che si ripete per sei mesi consecutivi, magari accompagnato da altri segnali, merita invece un approfondimento.
Altri dati utili che puoi controllare su Google Analytics
Nel report mensile che invio si trovano solo alcuni dei dati principali, ma se vuoi approfondire l’andamento del tuo sito, direttamente dentro Google Analytics puoi trovare molte altre informazioni interessanti!
Ecco cosa potresti controllare:
→ Da dove arrivano gli utenti
Puoi vedere quali canali portano più persone sul sito: ricerca organica, social, accessi diretti, link provenienti da altri siti, campagne pubblicitarie e così via. È un dato particolarmente utile per capire quali attività stanno portando traffico al tuo sito.
→ Quali sono le pagine più visitate
La sezione dedicata alle pagine e alle schermate ti permette di capire quali contenuti vengono consultati maggiormente. Può essere interessante, per esempio, scoprire che una determinata pagina dei servizi riceve molte visite oppure che un articolo del blog continua a portare traffico anche mesi dopo la sua pubblicazione.
→ Quali pagine attirano maggiormente l’attenzione
Non conta soltanto quante persone arrivano su una pagina, ma anche cosa fanno una volta lì. Il tempo di coinvolgimento e altri dati relativi alle sessioni possono aiutarti a capire quali contenuti riescono a trattenere maggiormente l’attenzione degli utenti.
→ Quali azioni compiono gli utenti
Se il sito è stato configurato per raccogliere questi dati, puoi controllare anche gli eventi e le conversioni: invio di un modulo, click sul numero di telefono, click su un indirizzo email, download di un documento, acquisti o altre azioni importanti per la tua attività.
Non guardare solo un dato! Analizza i dati nell’insisme
Google Analytics diventa utile quando smettiamo di guardare i numeri come fossero voti in pagella perché no, non esiste un numero di utenti che ogni sito dovrebbe raggiungere e non esiste nemmeno un tasso di coinvolgimento “perfetto” valido per qualsiasi attività.
Un blog, un ecommerce, il sito di un professionista, quello di un ristorante e quello di un’azienda B2B hanno obiettivi completamente diversi e quello che ci interessa è capire se i dati sono coerenti con quello che il sito dovrebbe fare.
Per esempio:
- gli utenti stanno aumentando o diminuendo nel tempo?
- stiamo raggiungendo nuove persone?
- quali contenuti vengono visualizzati maggiormente?
- le persone esplorano più pagine?
- il coinvolgimento cambia nel tempo?
- ci sono variazioni particolari che coincidono con campagne, pubblicazioni o periodi stagionali?
Queste domande sono molto più interessanti di un semplice “questo mese ho meno visite”.
Perché inserisco Google Analytics nel report di manutenzione
Quando parlo di manutenzione ordinaria di un sito web, non intendo soltanto aggiornare WordPress, plugin e tema e controllare che non ci siano problemi tecnici.
La manutenzione serve anche ad avere un sito che continua a funzionare correttamente nel tempo e, quando possibile, a tenere sotto controllo alcuni segnali che possono aiutarci a capire come viene utilizzato.
È proprio per questo che nei miei report mensili inserisco anche una piccola panoramica dei dati di Google Analytics. È semplicemente una fotografia dell’andamento del sito, che permette di avere un punto di riferimento mese dopo mese.
Perché un sito non dovrebbe essere considerato “finito” nel momento in cui viene pubblicato. È da lì che, in realtà, comincia la parte interessante. 😉







